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SCONTO IN FATTURA O CESSIONE DEL CREDITO

Dopo tante comunicazioni, precisazioni e annunci c'è ancora tanta confusione in giro sullo sconto in fattura e la cessione del credito.

Innanzitutto, cominciamo col dire che la legge di Bilancio 2020 ha messo la parola fine alla possibilità di ottenere dal fornitore lo sconto in fattura delle detrazioni per i lavori di ristrutturazione e per l’ecobonus, lasciando solo la possibilità di optare in alcuni casi per la cessione del credito.

Dal 2020, quindi, rimane la possibilità di ottenere lo sconto in fattura SOLO per i lavori condominiali che complessivamente hanno un valore superiore ai 200.000 euro e che interessano più del 50% della superficie disperdente esterna dell’edificio ed eventuale rifacimento dell’impianto termico invernale e/o estivo.

Ma perché si vedono in giro e sul web ancora aziende che millantano di fare lo sconto immediato in fattura? Il nostro “dubbio” è che chiunque vi prospetta uno sconto immediato sta mascherando la cessione del credito.

Certo molti potrebbero dire

“chiamatelo come volete, l’importante è che risparmio subito il 50%”

Ma procediamo con ordine. Cominciamo a capire quali detrazioni si possono cedere dal 2020.

Si possono cedere le detrazioni legate alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2020 (2021 per quelle condominiali) per interventi di riqualificazione energetica sia di singoli immobili che di parti comuni di edifici condominiali.

I contribuenti possono cedere ai fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi o ad altri soggetti privati un credito pari alla detrazione Irpef spettante (50%), come pagamento di una parte del corrispettivo.

I soggetti privati cui cedere il credito non possono essere le pubbliche amministrazioni e devono essere comunque collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Sono invece ammesse le Energy Service Companies (ESCo) e le Società di Servizi Energetici (SSE) accreditate presso il GSE, comprese le imprese artigiane e le consortili.

Solo se i contribuenti risultano incapienti (persone che hanno un reddito talmente basso da non pagare nemmeno un euro di Irpef nell'anno precedente a quello di sostenimento della spesa), possono cedere il credito sia ai soggetti appena visti ma anche a istituti di credito o intermediari finanziari.

È importante specificare che:

  • il credito cedibile è pari alla detrazione spettante (50%);
  • chi ottiene il credito può usarlo in dieci quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata sostenuta la spesa di riqualificazione energetica ed è stata presentata la dichiarazione di cessione all’Agenzia delle Entrate;
  • come detto prima, è possibile cedere il credito ai fornitori dei beni e dei servizi o ad altri soggetti privati (ESCo o SSE);
  • se il credito d’imposta è ceduto a chi ha effettuato gli interventi, la fattura deve comprendere anche l’importo relativo alla detrazione ceduta.

Se successivamente viene accertata la non spettanza, anche parziale, della detrazione in capo al contribuente, il recupero del relativo importo sarà maggiorato di interessi e sanzione. Se, invece, viene accertata l’indebita fruizione, anche parziale, del credito da parte del fornitore, il recupero del relativo importo avverrà nei suoi confronti, maggiorato di interessi e sanzione.


Come cedere le detrazioni per l’Ecobonus

Innanzitutto, si deve inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione contenente tutti i dati dei coinvolti e dell’operazione di cessione. Nel caso del condominio se ne occupa l’amministratore. La mancata comunicazione rende inefficace la cessione del credito.

Nella comunicazione, da inviare entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento della spesa, si devono riportare – tra l’altro – i dati catastali dell’immobile su cui si è fatto l’intervento di ristrutturazione, il codice fiscale del contribuente e la corretta denominazione del fornitore cui si sta cedendo la detrazione.


I nostri dubbi sulla “cessione del credito”

Come detto in precedenza, non fatevi ingannare dalle pubblicità che vi promettono lo sconto immediato in fattura. NON E' VERO E NON POTREBBE ESSERLO!.

Chiunque lo fa vi proporrà, poi, di cedere loro il credito derivante dalle detrazioni fiscali a cui voi avreste diritto in 10 anni.
E per potervi dare l’impressione di darvi uno sconto del 50% in realtà ha sicuramente ricaricato sul preventivo.

Perché? Dovete sapere che le aziende che acquisiscono il vostro credito (o lo acquistano da chi lo ha acquistato da voi) lo recuperano in 5 anni nel caso dell’ecobonus ed in 10 anni nel caso delle detrazioni fiscali del 50%.

Quale azienda potrebbe farlo senza rimetterci tutto il guadagno?
La soluzione? Ricaricare preventivamente il costo del servizio e – poi – girare il credito a fornitori terzi; ci sono istituti finanziari che stanno acquistando questi crediti dalle aziende…

E, attenzione, questo succede se comprate direttamente dall’azienda produttrice. Se acquistate le vostre finestre in uno show room dovete cedere il credito al rivenditore che, a sua volta, lo cederà all’azienda produttrice che lo cederà a terzi!

Non credete che in questi passaggi, nella burocrazia che si viene a creare ad ogni step, nelle comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, si vadano a perdere tutti quei soldi che in realtà sarebbero tutti vostri se solo decideste di tenere per voi le detrazioni seppur in 10 anni?

Ma facciamo un esempio:

Il signor Mario ha deciso di sostituire i suoi vecchi infissi, si reca allora in uno show room (o direttamente in un’azienda) e sceglie le sue nuove finestre:
il preventivo è di 10.000€.

Ma con i suoi nuovi serramenti a risparmio energetico può ottenere la detrazione del 50% dell’Ecobonus. Quindi, seguendo la procedura indicata sul sito dell’Agenzia delle Entrate, paga i 10.000€ e ottiene una detrazione Irpef di 500€ l’anno, per dieci anni: sommando le detrazioni, i nuovi serramenti sono costati, in effetti, 5.000€.

Qui entrano in gioco le numerose aziende che stanno dichiarando e pubblicizzando – in maniera subdola e ingannevole – di applicare ancora lo sconto in fattura del 50%.

Come affermano, per la sostituzione delle finestre in questione, l’azienda dovrebbe applicare uno sconto di 5.000€ e il signor Mario dovrebbe pagare una fattura di 10.000€ + il 50% di sconto e, cioè, 5.000€.

Quindi, secondo voi, l’azienda vende realmente finestre del valore di 10.000€ alla metà del prezzo?
O forse, per poterci guadagnare, vi sta vendendo a 10.000€ (con sconto 50%) serramenti del valore di 4.000€?
Considerando che se acquistate da un rivenditore deve guadagnarci anche lui, quanto valgono realmente i vostri infissi?

Voi direte: no, ma poi loro recuperano i 5.000€ con il credito che gli ho ceduto…
Sapete cosa significano 10 anni per un’azienda? O anche solo 5 anni a livello di costi di gestione, paghe e ammortamenti?

E sapete che ai 5.000€ del signor Mario si aggiungeranno quelli del signor Antonio, della signora Teresa, della Signora Luisa, ecc.? Queste non sono aziende, sono Enti assistenziali…


Cosa succede in realtà

In realtà, al signor Mario verrà detto che – per poter avere lo “sconto in fattura” – deve comunicare all’Agenzia delle Entrate la cessione del suo credito d’imposta, con relativo riempimento di moduli, procedure e protocolli…

Per i motivi descritti in precedenza poi, quando il signor Mario cederà il suo credito all’azienda in questione, spesso gli verrà detto che lo sconto potrà essere leggermente inferiore: invece di 5.000€ vi verranno “riconosciuti” 4.500€.

A questo punto, gli infissi del valore di 4.000€ vi sono già costati 5.500€.

Ma al peggio non vi è fine…
Chi propone lo sconto (quasi sempre) ha preventivamente aumentato il prezzo della fornitura a 11.000€.
A questo punto il signor Mario si troverà a pagare subito 5.500€ con uno sconto di 5.500€.
Il totale che avrà pagato realmente, sarà: 5.500€ + 500€ sulla cessione del credito = 6.000€. Per delle finestre che valgono, tutto compreso, 4.000€.

Nel caso in cui l’azienda in questione ricarichi ancora di più sul prezzo iniziale, voi andrete a pagare le vostre finestre il 30-35% in più, perdendo quindi tanta parte dell’investimento nel quale avete creduto.

La conclusione è che cercare di spendere meno è giusto, ma farsi prendere in giro…

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